In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche che si trasmettono rapidamente al sistema economico e al benessere dei cittadini, l’Europa deve trovare “in una maggiore unità la condizione della propria forza”. È questo l’appello lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle considerazioni finali in occasione della pubblicazione della relazione annuale sul 2025.

In una lunga relazione di 37 pagine ricca non solo di dati sullo stato dell’economia, ma anche di indicazioni di postura per Italia e UE di fronte allo scenario internazionale, Panetta ha osservato che l’Unione non può affrontare la nuova fase di instabilità internazionale con strumenti incompleti, mercati frammentati e una capacità decisionale ancora troppo lenta. Per Panetta, “in tempi eccezionali, l’Europa deve saper costruire soluzioni all’altezza della propria dimensione economica e delle proprie responsabilità globali”. La posta in gioco, ha sottolineato, “non è soltanto la competitività dell’Unione, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri di un mondo sempre più instabile e frammentato”.

Nelle parole del governatore, l’Europa entra in questa fase caratterizza da continue crisi, caro energia, aumento dell’inflazione, competizione commerciale e sviluppo dell’Intelligenza artificiale con una serie di fragilità irrisolte. La dipendenza dall’estero “in settori strategici – dalla difesa all’energia, fino alle tecnologie avanzate – è oggi più evidente che in passato”. Allo stesso tempo, il mercato unico resta incompleto proprio nei comparti più rilevanti per la crescita e l’autonomia strategica: finanza, energia e telecomunicazioni.

Nel suo intervento, Panetta ha richiamato alcune delle iniziative già avviate dall’Unione, dalla Bussola per la competitività all’Industrial Accelerator Act, dal 28° regime europeo per le imprese al Pacchetto per le reti energetiche. Se attuate con determinazione, secondo il governatore di Banca d’Italia, queste misure possono rafforzare la capacità industriale, sostenere le imprese innovative e accelerare la transizione energetica. Ma il problema, secondo il governatore, resta l’esecuzione. “Il cammino di riforma procede però lentamente”, osserva Panetta, ricordando che sono state finora presentate meno della metà delle proposte legislative su competitività e sicurezza annunciate per il biennio 2025-2026 e che meno di un quarto è stato formalmente adottato.

“L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali”, ha avvertito Panetta, secondo cui l’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità dell’Europa di superare gli ostacoli che ne rallentano l’attuazione: “negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate”. Le priorità, ha sostenuto Panetta, sono state individuate; ora devono essere trasformate “in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti”, precisando che è proprio su questa “capacità di esecuzione” che si misura la credibilità dell’azione europea.

Il nodo finanziario è altrettanto centrale. Come ricordato da Panetta, l’Unione dispone di un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi, soprattutto in quelli a maggior valore aggiunto e a più alto rischio, da cui dipendono innovazione, competitività e crescita di lungo periodo. In questo contesto, secondo Panetta, finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie anziché quella dell’Unione. Per questo motivo, secondo il governatore di Banca d’Italia, la strategia sull’Unione del risparmio e degli investimenti viene definita un passo importante, ma non sufficiente senza una vera integrazione finanziaria.

In questo quadro, Panetta rilancia anche la necessità di un titolo sovrano europeo, “uno strumento liquido e sicuro” capace di offrire un riferimento ai mercati, attrarre risorse dall’estero e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, questo strumento favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo, evitando le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e rendendo più agevole la mobilitazione di capitali privati su larga scala. “Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione”, ha affermato il governatore.

Prospettive economiche fortemente deteriorate 

La dimensione politica europea si intreccia con un quadro economico profondamente deteriorato dalla crisi in Medio Oriente. Panetta descrive il conflitto nel Golfo Persico come il fattore che ha modificato drasticamente lo scenario internazionale. Il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas liquefatto, ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche. Il prezzo del petrolio è aumentato in tutte le aree geografiche, mentre nel mercato del gas, più frammentato, i prezzi sono cresciuti soprattutto in Europa e in Asia, aree dipendenti dalle importazioni, rimanendo invece più stabili negli Stati Uniti grazie all’abbondanza della produzione interna.

Gli effetti dello shock sono già visibili. “Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”, ha osservato Panetta, sottolineando che i rincari energetici erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese, mentre il rialzo dei rendimenti irrigidisce le condizioni finanziarie. I debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno. Nell’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto, il Fondo monetario internazionale prevede per il 2026 un calo della crescita globale al 3,1 per cento e un’inflazione al 4,4 per cento, quasi un punto in più rispetto alle stime formulate in precedenza. Lo scenario sarebbe più grave se le ostilità dovessero prolungarsi.

La relazione letta da Panetta insiste anche sulla persistenza dell’incertezza. Infatti, come sottolineato dal governatore della Banca d’Italia, anche dopo la fine del conflitto, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture e i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello Stretto di Hormuz resteranno elevati a lungo. Questa incertezza, ha avvertito Panetta, ostacola la pianificazione di famiglie e imprese, frenando consumi e investimenti. A ciò si aggiunge il rischio di amplificazione finanziaria: allo scoppio del conflitto gli investitori si sono orientati verso attività considerate sicure, con apprezzamento del dollaro, aumento dei premi per il rischio e deflussi di capitali dai mercati emergenti.

Per l’area euro, il conflitto ha colpito un’economia già debole. Nel 2025 il PIL dell’area è aumentato dell’1,4 per cento, ma escludendo il contributo dell’Irlanda la crescita è rimasta intorno all’1 per cento. L’attività economica ha risentito soprattutto della debolezza del settore manifatturiero in Germania e in Italia, esposto alla crescente concorrenza internazionale e alla pressione competitiva cinese. Prima dello shock mediorientale, l’inflazione era tornata in linea con l’obiettivo del 2 per cento, consentendo alla BCE di ridurre i tassi ufficiali di 100 punti base e di mantenerli invariati dallo scorso giugno.

Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha però determinato, a partire da marzo, “un netto deterioramento del quadro macroeconomico”. La fiducia delle famiglie è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi. Le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, fino ad allora principale sostegno dell’attività economica. Le condizioni finanziarie sono diventate più restrittive: i rendimenti sono saliti, gli spread sovrani si sono ampliati e le banche europee hanno inasprito i criteri di offerta dei prestiti, prevedendo di continuare a farlo. A risentirne saranno soprattutto gli investimenti.

Il rincaro delle materie prime si è già riflesso sui carburanti e si sta trasmettendo alle tariffe energetiche. Gli effetti indiretti sui prezzi degli altri beni e servizi emergeranno gradualmente, con intensità legata alla durata della crisi. Secondo le proiezioni BCE di marzo, richiamate da Panetta, nello scenario di base, in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, la crescita dell’area euro scenderebbe allo 0,9 per cento nel 2026 per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente, mentre l’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026 prima di tornare all’obiettivo. Negli scenari più sfavorevoli, tuttavia, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-2027 e spingere l’inflazione oltre il 6 per cento.

Nelle sue considerazioni, Panetta ha affermato che la BCE non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo, ma deve impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. “Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”. Il Consiglio direttivo deciderà in giugno sulla base delle nuove informazioni e delle nuove proiezioni, valutando in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica.

Panetta ha escluso un percorso predeterminato. Il Consiglio agirà “con la tempestività e la misura necessarie” per evitare che lo shock energetico si trasformi in inflazione persistente. Difendere la stabilità dei prezzi, sottolinea, significa preservare il potere d’acquisto delle famiglie, la fiducia delle imprese e le condizioni per una crescita duratura. In questa cornice, la crisi mediorientale non appare solo come uno shock esterno: diventa la prova della capacità europea di proteggere cittadini e imprese senza rinunciare alla propria autonomia strategica.

Per quanto riguarda l’Italia, il conflitto nel Golfo Persico ha reso di nuovo evidente la dipendenza dalle importazioni di energia. I rincari comportano un rilevante trasferimento di risorse all’estero, riducono il reddito disponibile delle famiglie, indeboliscono la competitività delle imprese e frenano la crescita.

La risposta, secondo Panetta, deve muoversi su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili e potenziamento delle reti. L’Italia ha compiuto progressi, ma il passo deve accelerare. Le proposte della Commissione europea contenute nel Pacchetto reti possono offrire un ulteriore impulso, mentre le nuove tecnologie nucleari “meritano un’attenta valutazione”.

Il governatore ha ammesso che misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Ma la risposta non può limitarsi all’emergenza, richiamando anche gli avvertimenti espressi in queste settimane da Commissione europea, Banca centrale UE e anche dal Fondo monetario internazionale. Secondo Panetta, gli interventi di breve periodo devono essere affiancati da misure strutturali per ridurre la vulnerabilità energetica. “Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”.

[a cura di Simone Cantarini]

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *